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QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA pt 13

di Jacopo Lazzaro

52729-petrolio-sulle-coste-della-lousiana-dopo-lo-sversamento-dalla-deQualche giorno fa, un altro incidente (l’ennesimo) nei mari rischia di compromettere in modo irreparabile la biologia marina. Di che posto stiamo parlando? Delle Canarie. Sorvolando l’area dove è affondato il peschereccio Oleg Naydenov, è impossibile non notare una scia idrocarburi lunga 70 km.

Le macchine fotografiche hanno fatto appena in tempo a documentare quello che sta accadendo al largo delle isole Canarie, poco prima che le autorità spagnole decidessero di chiudere lo spazio aereo nell’area interessata. 

Una scia pericolosa ed inquietante di idrocarburi viaggia verso sud ovest, alla volta di Capo Verde, arcipelago che dipende da pesca e turismo, nonché paradiso della tartaruga caretta (Caretta caretta).

Alcune tartarughe colpite dallo sversamento sono già state salvate e portate all’Istituto Canario de Ciencias Marinas.

Affondare in alto mare l’Oleg Naydenov è stata una follia: il combustibile continua a fuoriuscire, e ora bisogna rimuovere con urgenza quel che resta nel peschereccio.

Al danno si aggiunge però una beffa molto pericolosa: c’è infatti il rischio che, durante le attività di disinquinamento, vengano usate grandi quantità di disperdenti, sostanze che dovrebbero funzionare come “smacchiatori” per le chiazze di idrocarburi, e che sono però altamente tossiche.

Da quanto si sa, solo una piccola percentuale di combustibile è arrivata a galla. Le immagini che saranno trasmesse dal ROV (Remotely Operated Vehicle, veicolo filoguidato subacqueo), operativo nell’area da ormai due settimane, saranno fondamentali per capire quanto carburante è andato davvero disperso.

L’unico modo per non rischiare mai più disastri legati al petrolio è voltare le spalle alle fonti fossili…e già più di 120mila persone sostengono questa scelta: UNISCITI A LORO 

Se pensate che sia finita qui con gli orrori, vi sbagliate di grosso.

Il 20 aprile 2010 è una data che non dimentichiamo: la marea nera della piattaforma Deepwater Horizon invadeva il Golfo del Messico. Lo sversamento fu interrotto solo dopo 106 giorni, morirono 11 persone e furono sversate in acqua oltre 500 mila tonnellate di petrolio. 

Gli idrocarburi si sono depositati sui fondali o sono stati dispersi dalle correnti e hanno continuato ad avvelenare l'intero ecosistema marino. Oltre alla tragedia umana, nessuno ha mai dimenticato le immagini di quell'orrore, le fiamme, la disperata corsa contro il tempo per arginare lo sversamento, gli animali intrappolati. I danni sono tuttora incalcolabili.

La storia però sembra averci insegnato ben poco. Due settimane fa, sempre nel Golfo del Messico, un vasto incendio è scoppiato su una piattaforma petrolifera della compagnia messicana Pemex, provocando quattro morti, sedici feriti e danni ambientali che abbiamo chiesto di accertare. Per tutta risposta la Pemex ci ha negato il permesso al sorvolo dell'area e all'ispezione della piattaforma.

Anche "a casa" i nostri governanti sembrano aver dimenticato cosa voglia dire trivellare i fondali, e con lo Sblocca Italia hanno deciso invece di promuovere fonti energetiche superate, sporche e pericolose.

Spesso sentiamo dire che disastri come quello della Deep Water Horizon "da noi non succederebbero mai", ma la verità è che in Italia le norme per la valutazione del rischio sono particolarmente inefficaci e che in un mare chiuso come il Mediterraneo potrebbe accadere ben di peggio!Nessuno può garantire la sicurezza delle trivellazioni, che di certo inquinano, contribuiscono alla distruzione del clima e creano poca o nulla occupazione.

Non si può che condannare questo scempio… restate collegati per ulteriori news dalla nostra terra.

Articolo tratto da Greenpeace Italia

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