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QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA pt. 7

di Jacopo Lazzaro

133556_pflanzen_512080“Una biotecnologia per il miglioramento genetico delle piante, ma senza i problemi dell’ingegneria genetica”. Si apre così il rapporto di GreenPeace “Smart breeding, la nuova generazione di piante”, redatto dal ricercatore tedesco Benno Vogel. Una sorta di “selezione intelligente” per i vegetali, che prende spunto da quella Naturale con qualche miglioramento, e controlli per ogni generazione, in più.

La smart breeding (ovvero la selezione assistita da marcatori) è una biotecnologia innovativa che sta avendo un impatto positivo sull’agricoltura. Nata circa dieci anni fa, solo oggi questa biotecnologia sta incominciando a diffondersi in tutto il mondo per combattere le sfide “messe in campo” da cambiamenti climatici, parassiti e ad altre malattie o per migliorare la qualità dei prodotti, e viene infatti applicata con successo proprio a quelle produzioni ritenute fondamentali per la produzione alimentare mondiale. Paesi come Cina, India e Indonesia la utilizzano per contrastare le malattie del riso; in Nigeria e Tanzania per il virus che attacca le piantagioni di manioca, alimento di base per 200 milioni di persone nell’Africa subsahariana; in Nord America per garantire al frumento maggiore resistenza contro le malattie fungine.

agricoltura-360x240Ma come funziona?

Attraverso la selezione convenzionale delle piante è possibile la produzione di nuove varietà di colture più “forti”. Trovare frammenti del codice genetico più complessi, come ad esempio la resistenza ad una malattia, rappresenta un processo lungo nei programmi di incrocio e selezione tradizionali. Con la MAS invece, questi problemi vengono superati attraverso l’utilizzo di marcatori genetici che identificano e si legano al tratto che viene cercato. “Una volta identificata una sequenza genetica che è sempre correlata, ad esempio, alla resistenza ad una data malattia – si legge nel rapporto – è possibile evitare di testare sul campo ogni nuova generazione di piante per questo specifico tratto. È sufficiente cercare la presenza del marcatore con un rapido test del DNA, per sapere immediatamente se le nuove generazioni di piante hanno ereditato o no il tratto in questione”.

La cosa interessante di questo processo, è che non coinvolge alcuna trasformazione  genetica o incrocio di sorta nell’embrione dell’organismo.

E nulla a che vedere con gli OGM, visto che l’obiettivo del rapporto è proprio quello di proporre soluzioni alternative. Fattore, questo, non secondario, sia per il principio di precauzione deciso da diversi Paesi Europei per bloccarne la commercializzazione e la coltivazione; sia per la diffidenza dei consumatori verso i prodotti geneticamente modificati, che per tutelare i comparti agroalimentari più “ricchi” per tipicità e biodiversità (come quello italiano).

hb1111_1114902“Di conseguenza la MAS – come spiegato nel documento – se confrontata con le colture OGM, presenta minori problemi di sicurezza, rispetta le barriere tra le specie, è più accettabile per i consumatori, ha una commercializzazione più rapida e affronta in modo più efficace tratti complessi come la resistenza alla siccità”.

Ovviamente una tecnologia del genere (che prescinde le biotecnologie e l’ingegneria genetica classica) ha purtroppo stuzzicato l’interesse di famigerate organizzazioni private. Una tra tutti la Monsanto, già privatizzatrice della tecnologia OGM responsabile di documentati danni alla biologia umana ed animale. Ha infatti investito più di 175 milioni di dollari nella sua MAS-piattaforma, mentre cresce il numero di domande di brevetto associate ai marcatori molecolari. Un fattore che, più che un’opportunità di sviluppo, rappresenterebbe un rischio. Ne è convinta Janet Cotter, della Science Unit di Greenpeace International, che afferma come “i benefici della MAS, tuttavia, potranno concretizzarsi pienamente solo se questa rimarrà una tecnologia open source, senza brevetti industriali sulle tecniche, come invece avviene di solito per le colture geneticamente modificate”.

Con questo concludiamo l’articolo accennato brevemente la scorsa settimana nella rubrica Progresso.

Proprio per l’importanza dell’argomento in questione, abbiamo deciso di trattarne in un numero a se’ stante.

Nel prossimo articolo, “orrore OGM: macabre news dai prodotti made in Monsanto”.

Per ascoltare l’audio articolo, clicca sull’icona qui sotto

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