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QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA pt 6

di Jacopo Lazzaro

shell_trivellazioni_artico_2014Credevano che ce ne saremmo rimasti con le mani in mano, ad osservarli giocare con le nostre terre, i nostri mari…

Invece l’Italia ha saputo dimostrare di avere coscienza degli accadimenti nazionali ed internazionali. Mentre da noi il Premier Renzi insiste sulla legge “Sblocca Italia”, viene compilata ed inviata (con 100.000 firme) a ministri del turismo ed al premier Croato una petizione per vietare l’utilizzo di trivelle nell’Adriatico, che comprometterebbero l’attività di pescatori abituali e soprattutto una grossa fetta di turismo per il Paese.

Citiamo le parole della petizione, “chiediamo di fermare il progetto di ricerca di idrocarburi e trivellazioni nell’Adriatico, e salvaguardare questo spazio naturale tra Italia e Croazia con un enorme potenziale naturalistico e turistico. La scelta di andare verso lo sfruttamento dei combustibili fossili non guarda al futuro”.

Qualcosa di simile avviene altrove, focalizzandoci invece su zone più “fresche”.

Le compagnie petrolifere Statoil, GDF Suez e Dong hanno deciso di abbandonare le trivellazioni nella Groenlandia occidentale! Né dà notizia un autorevole quotidiano danese.

Non è una decisione isolata: sono sempre più le compagnie che fanno marcia indietro per i costi e i rischi che comporta trivellare nell’Artico! La stessa decisione era stata presa in passato da aziende come Maersk Oil, Scottish Cairn Energy e Chevron.

 Cosa aspetta ENI, che possiede ancora licenze per esplorazioni petrolifere proprio nella Groenlandia orientale, ad abbandonare le ricerche?

Altre buone notizie, questa volta spostandoci dall’altra parte del mondo, arrivano dagli Stati uniti:  parte il negoziato per sviluppare un accordo giuridicamente vincolante per la conservazione della vita marina.

Un passo molto importante per la protezione degli oceani: l’obiettivo infatti è quello di un trattato ONU che si occupa specificamente la tutela della vita marina in un’area che copre la metà del pianeta – cioè in quelle aree oceaniche che sono fuori della giurisdizione dei singoli Stati (comprese le Zone Economiche Esclusive). E’ un passo fondamentale che sancisce il riconoscimento dell’alto mare come “bene comune” e non più come, fino ad ora, “terra di nessuno”.

Terminiamo l’articolo con una chicca che verrà apprezzata soprattutto dai cultori della tradizionale esana agricoltura Made in Italy.

monsantoE’ stato infatti confermato il divieto di coltivazione del mais OGM MON810 sul territorio italiano. Un ottimo segnale in vista di Expo 2015!

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, hanno firmato il decreto che prolunga per altri diciotto mesi il divieto di coltivazione di mais OGM nel nostro Paese: una decisione tempestiva, ma anche un atto dovuto in difesa dell’ambiente, dell’agricoltura e dei cittadini, nell’attesa che entrino in vigore le nuove norme europee sui bandi nazionali.

La nostra agricoltura e tutto il nostro settore agroalimentare Made in Italy, possono fare a meno degli OGM. Come? Indirizzando l’agricoltura e la ricerca verso pratiche agricole sempre più sostenibili.

Esistono infatti biotecnologie che evitano i rischi degli OGM, ma con risultati già evidenti nei campi, come dimostra il rapporto di Greenpeace International “Smart Breeding: la nuova generazione di piante” (e di cui parleremo prossimamente nella rubrica Progresso, per chi la segue)

Con questo chiudiamo anche questo capitolo della rubrica ambientale. Vista l’estrema vicinanza alla rubrica Progresso e alla prossima Essere e Benessere, consigliamo ai nostri lettori di dare un occhio anche a queste ultime, per avere una panoramica più ampia delle iniziative ed invenzioni potenzialmente rivoluzionarie per il cittadino e l’ambiente in cui vive.

Vi aspettiamo venerdì prossimo con un nuovo articolo ambientale.

 Per ascoltare l’audio articolo, clicca sull’icona qui sotto

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Notizie tratte da Greenpeace.

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