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Quando rallentare crea danno

di Jacopo Lazzaro

Un'automobile euro 4 che rispetti le soglie previste produce in media venticinque volte più particolato dai freni e dagli pneumatici che dal tubo di scappamento. Mentre tutto il traffico, nel suo complesso, incide per circa il 20/25% delle emissioni totali di PM2,5, il particolato più pericoloso per la salute; numeri che fanno capire perché saltuari blocchi del traffico non hanno quasi nessun effetto sulla qualità dell'aria. Infatti, il 60% del PM2,5 viene prodotto dalle abitazioni, che bruciano legna e gas per mantenere temperature vivibili in casa.

 

Per rendere stabilmente più pulita l'aria nelle città è invece necessario migliorare l'isolamenti degli edifici, e spingere per l'adozione di tecnologie come le pompe di calore elettriche che non bruciano nulla e non hanno emissioni.

Arrivare poi ad installare impianti fotovoltaici renderebbe ciascuna abitazione (opportunamente fornita di sistemi termoregolatori ed elettrodomestici ELETTRICI) quasi completamente indipendente.

Mentre da veicoli elettrici e ibridi, che consumano molto meno i freni dei veicoli tradizionali, può venire una riduzione di polveri da traffico; oltretutto, ritornando al discorso di poche righe sopra, è stato studiato come, in una vettura ibrida o elettrica, il sistema frenante magnetico del motore intervenga in maniera considerevole sulla frenata – al contrario di quello delle auto a combustibili fossili, sostanzialmente di natura meccanica (generando attrito e formando, appunto, grosse quantità di particolato).

Anche se meglio sarebbe incentivare la bicicletta e i mezzi pubblici, e qui interviene il buon senso personale: capire se in base alla giornata e alle distanze da percorrere valga la pena accomodarsi sul sedile della propria vettura o dedicare del tempo al fitness e ricorrere al buon vecchio sistema pedale-catena.

Da Ascolto e Azione è tutto anche per questa settimana, attendete ulteriori news dalla nostra terra.

Articolo tratto da Smart City, rubrica de Il Sole 24ore

 

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