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PURIFICARE IL RETAGGIO DEI NOSTRI PADRI

di Jacopo Lazzaro

bioelettricitàSiamo nel ‘700, Galvani attraverso esperimenti sulle rane arriva ad affermare l’esistenza di processi bioelettrici all’interno dell’organismo.

Sono passati più di 300 anni, la biochimica si è evoluta ed abbiamo scoperto una quantità allucinante di processi che regolano l’equilibrio fisiologico di un essere vivente. Eppure non siamo mai stati in grado di ricavare l’energia prodotta da certi organismi attraverso le suddette reazioni, per sfruttarla.

 

batteri.php_Se la tecnologia è ancora acerba per riuscire a creare tali condizioni, la microbiologia ci viene in aiuto: si sta studiando come creare vere e proprie batterie con microrganismi “elettrofili”. Per ora, questi studi alimentano un progetto interessante per la depurazione delle acque, dato che i depuratori moderni sono una sorta di allevamento di microrganismi, che si nutrono degli inquinanti e li neutralizzano.

Tutto questo portato avanti all’università di Madrid dal gruppo di ricerca sulla bioelettricità del Prof. Abrham Esteve Nuez. Non potendo, perciò, immagazzinare l’energia prodotta da tali batteri, il team si è focalizzato sull’utilizzare quell’energia per risparmiarne nel processo di trattamento delle acque reflue, stimolando i batteri a consumare di più, e “salassandoli” attraverso l’inserimento di materiale conduttore nella colonia… se crescessero troppo, “ingrasserebbero” formando fanghi e poltiglie ostruenti, con elevatissimi costi per la rimozione. Ecco perché elettrificarli con la loro stessa elettricità (e uccidendo quindi parte della colonia stimolandoli d’altro canto a consumare di più) è il metodo più efficace e producente. Si risparmierebbe esattamente il 100% dell’energia necessaria.

il_grafene_cambier___le_nostre_vite_37Tornando a parlare di sistemi di depurazione, è stato scoperto solo pochi anni fa usando una matita e dello scotch adesivo il grafene. Materiale che sembra sempre più essere destinato a divenire una delle scoperte più importanti del futuro. Parliamo di un materiale ultrasottile, un foglio formato da un solo strato di atomi di carbonio (anche se spesso i materiali usati nella realtà hanno più di uno strato) dalle proprietà sorprendenti, l’ultima delle quali sembra essere una straordinaria efficacia nella rimozione degli inquinanti. Una piccola impresa italiana ha infatti dimostrato che con un procedimento semplicissimo e dei fiocchi di grafene è stato possibile rimuovere da un bacino idrico, in Romania, gli idrocarburi disciolti nell’acqua portando la concentrazione da 300 parti per milione a 0,5.

Attualmente non esistono sistemi in grado di rimuovere concentrazioni di inquinanti di questo tipo: si riesce a togliere il grosso, ma non la parte disciolta residua. Il sistema sembra funzionare altrettanto bene con il terreno inquinato e con i fumi di scarico industriali.

Con questo chiudiamo l’articolo della rubrica Progresso, invitandovi a controllare il portale mercoledì prossimo per una nuova occhiata al futuro.

Per ascoltare l’audio articolo, clicca sull’icona qui sotto

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