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Plastica: cenere alla cenere

di Jacopo Lazzaro

Il titolo dell'articolo di questa settimana dovrebbe dire tutto: il problema dello smaltimento plastico è, al giorno d'oggi, uno dei problemi più seri che affligge la nostra terra.

I mari ne sono infestati, le nostre terre inquinate da componenti delle miscele che penetrano in profondità e finiscono nei nostri piatti con la frutta e la verdura coltivata su quegli stessi terreni.

Arriva dall'Italia, a distanza di 60 anni (un chimico italiano scoprì il polipropilene isotattico, noto come Moplen, scoperta che valse a Giulio Natta il premio Nobel) un'alternativa completamente biologica e biodegradabile: il MINERV® PHA.

A Minerbio, in provincia di Bologna, città da sempre considerata la capitale del packaging.

Il merito della scoperta va a Marco Astorri e Guy Cicognani, il primo un grafico, il secondo un marketer. Già soci di un azienda di microchip, decidono nel 2007 di dedicarsi ai biomateriali: decidono di scommettere su una scoperta risalente al 1926, i polidrossialcanoati; all’epoca però si scelse di cambiare rotta ed investire sul petrolio, di costo minore.

Con una parte dei loro risparmi decidono di acquistare un brevetto, messo a punto da un’università americana, che riguarda la produzione della plastica con il ricorso agli scarti della lavorazione delmelasso (scarto della lavorazione dello zucchero) che, ad oggi, rappresenta un costo per il suo smaltimento dato che non viene più impiegato nella produzione e sostentamento dei lieviti.

Ma qual'è la caratteristica che contraddistingue questa particolare plastica?

I polimeri esistenti finora possono sciogliersi in acqua diventando invisibili all’occhio umano ma restano presenti nella soluzione acquosa con la loro struttura macromolecolare (molecola a lunga catena), avvelenando perciò a livello microscopico, molecolare, flora e fauna sia marine che terrestri, finendo magari proprio nei nostri piatti, come vi dicevo. E' così che Shell ci dà da mangiare. Il fenomeno appena descritto è la solubilizzazione, ciò che avviene, in parole povere, con lo zucchero nell'acqua.

Altra cosa invece è il fenomeno che avviene grazie all’intervento di microorganismi (batteri, funghi, alghe) e che può essere correttamente definito biodegradazione: questi infatti "spezzettano" le molecole complesse ed elaborate in micro molecole "naturali" e non dannose per l'ecosistema, producendo insomma molecole comuni per l'ecosistema e di utilità magari per altri microrganismi.

Sono infatti alcuni ceppi batterici a compiere il miracolo: in condizioni naturali si nutrono di alcune molecole specifiche e creano una riserva di energia all’interno del proprio corpo. Questa riserva di energia è polidrossialcanoato, plastica a tutti gli effetti .
Nel 2008 il progetto è stato certificato Ok Biodegradabile Water dall’ente certificatore internazionale Vinçotte (Belgio) che ha attestato la completa biodegradabilità in acqua e a temperatura ambiente, ponendo MINERV® PHA al primo posto tra le bio plastiche sperimentali esistenti.

Il grosso del lavoro lo fanno dunque i batteri: Astorri e Cicognani hanno individuato i tempi da rispettare per nutrirli il più velocemente possibile e, attraverso il vapore estraggono la plastica dai batteri . Dopo l’estrazione la plastica viene scissa dalla membrana cellulare e il residuo viene rimesso in circolo per il nutrimento dei batteri. Zero scorie.

Il polimero estratto viene essiccato e la polvere ricavata viene estrusa in pellet plastici come per il normale poliestere.

Ma consideriamo a 360 gradi l'applicabilità di questa scoperta. Come confermano i loro creatori:

I polidrossialcanoati, a differenza di tutti gli altri biopolimeri conosciuti, rappresentano una famiglia vastissima e quindi tantissime opportunità. Possono replicare con innumerevoli gradi di caratterizzazione diverse le prestazioni del polipropilene, polietilene, polistirene, HDPE, LDPE, ecc. Ma oltre ad essere utilizzabili per tutte le principali caratterizzazioni che riguardano gli oggetti in plastica di uso quotidiano presentano prestazioni tali da consentire modalità d’uso oggi ancora non perlustrate, o scoperte, dalle plastiche tradizionali. Possono, per esempio, essere accoppiati benissimo con la carta e stampati senza nessun pre-trattamento. Inoltre, in quanto come prodotto sono considerati un metabolita umano, i polidrossialcanoati si prestano ad essere utilizzati anche per realizzare degli stent cardiaci o qualsiasi altro tipo di protesi nonché come base per l’accrescimento delle cellule staminali. È un prodotto completamente naturale. Se dal punto di vista fisico si presenta come un comune pezzo di plastica, dal punto di vista della struttura si lega invece benissimo con quella che può essere la struttura dell’uomo, senza nessun tipo di problemi di rigetto”.

La bioplastica sostituirà la plastica che conosciamo in molti settori, tra i quali quello delle costruzioni per esempio.

Salvo che non si tratti di plastiche particolarissime – aggiunge Astorri – avremo l’opportunità di sostituire un elemento che oggi rappresenta un problema nel momento in cui io devo andare a riciclare con qualcosa che è amico dell’ambiente”.

” Lo stabilimento attuale (circa 600 mq), ad oggi il più grande al mondo. Una struttura di imminente costruzione avrà una capacità produttiva estendibile sino 10.000 tonnellate all’anno”. Il tutto resterà a Minerbio dove le barbabietole arrivano da stabilimenti vicini.

Oltre al progetto della barbabietola, hanno messo a punto un nuovo progetto con la canna da zucchero, per il quale hanno già ricevuto la certificazione. Lo zucchero è un mercato gigantesco e riguarda tutto il Sud del mondo (Brasile, Sud Africa, Australia, India) : si arriverebbe ad impiegare ciò che di fatto oggi viene buttato.

Il prodotto accentua il suo fattore di biodegradabilità in acqua batteriologicamente non pura ( per es. fiumi). In 40 giorni si trasforma in acqua di fiume oppure in acqua di mare: questo tipo di biodegradazione dei polimeri rappresenta il “futuro” della biodegradabilità mondiale oltre ad essere a bassissimo costo.

La biodegradabilità in acqua risulta molto più vantaggiosa rispetto al compost, quindi biodegradabilità nel terreno.

L’estrema biocompatibilità del prodotto unita alle ottime caratteristiche del polimero -resistenza, flessibilità, stampabilità- ne fanno un prodotto di altissima qualità. Più di 100 differenti molecole possono essere unite da questa famiglia per dare vita a materiali con proprietà estremamente differenti. Possono essere creati materiali termoplastici (sensibili alla temperatura) o elastomerici, con il punto di fusione che varia da 40 a 180°C. MINERV® PHA è un bio polimero PHAs ad elevata prestazione. è possibile soddisfare esigenze produttive da -10°C a +180°C. Il prodotto è particolarmente indicato per la produzione di oggetti attraverso metodi di produzione ad iniezione o estrusione, e sostituisce inoltre prodotti altamente inquinanti come PET, PP, PE, HDPE, LDPE.

Insomma, la bioplastica rappresenta davvero il futuro dell'industria, della produttività e, periamo, della sopravvivenza umana sulla terra.

Solo il tempo potrà dirci come evolverà la situazione, noi speriamo per il meglio.

Da ascolto e azione è tutto, aspettateci venerdì prossimo con altre news dalla nostra terra.

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