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Il chirurgo Transformer

Pesa tre chili, contro i 700 dello standard attuale ed entra in una valigetta.

A vederlo in azione sembra di avere davanti un transformer, invece è il prototipo di un robot chirurgico di concezione totalmente nuova, che sta prendendo forma all'AIMS, il centro di formazione in chirurgia mini-invasiva dell'ospedale Niguarda di Milano…. e MILANO è anche l'acronimo del progetto.

Ebbene questo robot, un oggetto cilindrico di tre cm di diametro e mezzo metro di lunghezza, è in grado di entrare nel corpo umano attraverso un'unica incisione praticata a livello dell'ombelico; a quel punto cambia forma tirando fuori braccia, pinze e strumenti di tutti i generi, telecamere e quant'altro serve al chiriugo per intervenire. E a quel punto da lì, dall'interno del corpo umano, opera.

Parla Antonello Forgione, chirurgo dell'ospedale di Niguarda e "padre" dello strumento in questione:

"Il prototipo è pronto da circa sei mesi; al momento si stanno conducendo test meccanici in laboratorio mentre si sta delineando il prototipo di fase due, che potrà essere provato in vivo. La speranza è arrivare ai primi test clinici sperimentali nel giro di tre anni; il processo è lungo perché prima devono essere garantiti specifici standard di sicurezza per ciascun componente del robot e nel caso di M.I.L.A.N.O. tutto è di fatto nuovo, perché i presupposti da cui siamo partiti per crearlo sono completamente diversi da quelli delle tecnologie impiegate finora per realizzare i robot chirurghi: ogni passo dello sviluppo, ogni movimento, ogni singolo pezzetto deve essere inventato ad hoc"

Continua confrfontandolo conun altro robot, il Da Vinci, che occupa addirittura una stanza e pesa più di 700 chili:

"Inoltre, il nostro è davvero un robot: DaVinci è una sorta di “tele-manipolatore”, perché il chirurgo non è al letto del paziente ma è lui a dover muovere le braccia robotiche e anche, ad esempio, a dover intervenire direttamente per sostituire gli strumenti – osserva Forgione –.

M.I.L.A.N.O. è un vero automa, anche se naturalmente resta sotto il controllo assoluto del chirurgo, perché alcune funzioni le gestisce realmente da sé e se deve cambiare uno strumento può farlo da solo. In sostanza può realmente sostituire l'uomo nell'esecuzione di gesti ripetitivi, come appunto dovrebbe fare un vero robot"

 

Insomma… la tecnologia muove le fila non solo del progresso, ma anche e soprattutto della salute umana.

Articolo tratto da Smart City, rubrica de Il Sole 24ore

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