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Dalla COP21 un cambio di passo, ma la vera sfida inizia ora

di Jacopo Lazzaro

E' stato firmato l'accordo di Parigi: un evento storico che verrà ricordato dalle generazioni future come il primo grande passo per il sostentamento e la sopravvivenza della specie umana sul pianeta terra. Un cambio di mentalità per un futuro utopico? In realtà, non tutto è come sembra.

 

L'accordo sul clima raggiunto durante la COP21 è un punto di svolta, ma non basta e contiene una grande ingiustizia: trascura i popoli più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici, mentre le nazioni che più hanno contribuito al riscaldamento globale promettono miseri aiuti a chi già oggi rischia di perdere la vita e i mezzi di sostentamento a causa dei mutamenti del clima.

 

Nonostante sia stato alleggerito dalle lobby del petrolio, il testo votato oggi al termine dei negoziati contiene un nuovo dogma: bisogna limitare l’aumento della temperatura globale entro la soglia di sicurezza di 1,5°C.

Questo limite, e il nuovo obiettivo di “zero emissioni effettive” entro la seconda metà del secolo, significano sostanzialmente dover abbandonare i combustibili fossili entro il 2050. Una vera rivoluzione, che provocherà panico nei quartier generali delle compagnie del carbone e nei palazzi del potere dei Paesi esportatori di petrolio.

Ma quali azioni dovremo mettere in pratica negli anni a venire per mantenere l'aumento di temperatura al di sotto di 1.5°C? È questa la vera sfida che ci aspetta. Gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni presentati a Parigi non sono infatti sufficienti per raggiungere questo obiettivo, e l'accordo firmato il 12 Dicembre, esattamente due giorni fa, fa davvero poco per cambiare le cose.

Senza contare che, in quanto accordo internazionale, non rappresenta assolutamente l'imperativo d'azione: in quanto multinazionali, società come Shell ed Eni non verranno di certo obbligate a chiudere bottega in caso non rispettino lo standard mondiale: verrabbe sicuramente imposta una multa, allo stato in questione, da pagare alle Nazioni Unite annualmente fintanto che le condizioni d'emissione non cambiano, pesando sulle tasche dei contribuenti.

La spinta decisiva nei prossimi anni verrà da noi, dai cittadini, dalla società civile.

Nel corso del 2015 il movimento per il clima ha già ottenuto vittorie decisive: ha fermato le trivellazioni di Shell nell’Artico, bloccato l'oleodotto Keystone e avviato il carbone sulla strada del declino (malgrado le facilitazioni europee nei confronti dell'Olanda per l'esportazione del carbone dai suoi giacimenti).

Per liberarci  definitivamente dei combustibili fossili e costruire un futuro pulito abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Il nostro destino sarà deciso nei prossimi anni dal coraggio collettivo della nostra specie.

L’obiettivo è un futuro 100% rinnovabile entro il 2050.

Tutti insieme vinceremo questa sfida, Parigi è solo una tappa di un viaggio che prosegue.

Da Ascolto e Azione è tutto, restate sintonizzati per nuove news sulla nostra terra.

Notizia tratta da Greenpeace

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