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Auto del futuro? Al lavoro sul peso

Le emissioni dal tubo di scappamento dei moderni autoveicoli sono ormai ridotte all'osso: difficile fare più di così per rendere efficiente il motore e ripulire i fumi di scarico da inquinanti vari.

Per rispettare standard come euro 6 e oltre, che prevedono emissioni di CO2 sotto i 95g per km, l'unica possibilità sarà quindi di bruciare meno combustibile, e come aveva già intuito Amory Lovins 20 anni fa, l'unico modo per riuscirci è fare veicoli più leggeri.

Si tratta di un passaggio epocale per il mondo dell'auto, perché passare dall'acciaio alle leghe leggere come le leghe di alluminio e magnesio, o addirittura ai materiali compositi come la fibra di carbonio, che non possono in alcun modo essere saldati, comporta un totale stravolgimento della catena produttiva.

Lovins, un po' fisico, un po' ingegnere, un po' designer, con il suo Rocky Mountain Institute la macchina del terzo millenio aveva pensato bene anche di brevettarla con il nome di "Hypercar". Un veicolo che puntava tutto su aerodinamicità e leggerezza, da ottenere, quest'ultima, ricorrendo alla fibra di carbonio.

Nel 2007 (se non ricordo male) a sostegno delle sue convinzioni si presentò al gotha dell'imprenditoria e della finanza riunito al Forum di Davos con una scodella in fibra di carbonio che percuoteva come un tamburo per dimostrarne allo stesso tempo resistenza e leggerezza.

Qualche tempo dopo venne in Italia e si disse stupito che un'azienda come la Fiat, proprietara del marchio Ferrari abituato da anni a sfruttare le qualità di questo materiale, non ne cogliesse al volo le potenzialità.  

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Ebbene si, i caposaldi per il futuro ci sono da anni… eppure nessuno (o pochi, al di fuori del mondo sperimentale) hanno colto la palla al balzo per trasformare queste idee in un business: troppo grandi sono infatti gli interessi di imperi come quello del petrolio.

Da Ascolto e Azione è tutto, vi aspettiamo venerdì con il prossimo articolo, e mercoledì prossimo per continuare la nostra rubrica ambientale.

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