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Auto Autonome pt 2

Articolo a cura di Jacopo Lazzaro

Negli ultimi anni la scienza e le più grandi compagnie sulla faccia della terra investono in progetti futuristici, avvenieristici, in particolar modo le auto senza pilota.

Dopo i numerosi articoli sulle auto elettriche, a gas e ad idrogeno, apriamo un altro grande capitolo sull’argomento.

Da Smar City, rubrica de Il Sole 24ore, una recente intervista a Carlo Ratti (responsabile del centro di ricerca Sensible City Lab si Boston) rivela quanto siamo avanti in questo campo.

Ma perché “spingere l’acceleratore” sull’auto autonoma? I motivi sono molteplici.

Innanzitutto, l’immissione di auto a guida autonoma, per lo più ELETTRICHE, favorirebbe l’aumento esponenziale del car sharing. Il progetto ABCAB, sviluppato in seno al Sensible City Lab, instaurerebbe proprio una dinamica particolare che porterebbe il cittadino a rinunciare all’auto di proprietà, favorendo molto di più servizi di car sharing e, in un futuro, di RIDE SHARING, l’evoluzione del sopracitato servizio. Infatti, una diffusione capillare di questa pratica ridurrebbe il flusso di traffico del 40% (avete letto bene), favorendo trasporti più veloci, facilità nel trovare parcheggi, e costante monitoraggio da parte degli utenti della posizione del veicolo. Senza dimenticare la sicurezza: un veicolo autonomo rispetterà SEMPRE i limiti della strada, e l’efficienza dell’elettronica reagiranno con tempi immediati in qualsiasi situazione.

Lati negativi? Secondo Ratti, i problemi attuali, per chi sviluppa il sistema operativo, consistono nell’etica di programmazione.

Cioè? Cioè, nel momento in cui progettiamo il computer che controllerà il mezzo in movimento, decidere come il veicolo debba comportarsi in casi di estremo pericolo: sbattere contro un muro danneggiando una proprietà evitando un pedone, o investire un pedone lasciando intatta la struttura? Finire contro un guard rail rischiando la vita dei passeggeri, o schiantarsi contro un veicolo in contromano? Un'altra difficoltà è rappresentata dagli incroci. Stabilire un comportamento per tutte le casistiche di incroci è praticamente impossibile, ed un errore di immissione sarebbe inevitabile.

Ma contando che molti guidatori sono allo stesso modo avvezzi ad ignorare le precedenze, non faremo una colpa ad una macchina autonoma se parte incrociandoci per sbaglio.

Articolo tratto da Smart City, rubrica de Il Sole 24ore

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