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Auto ad aria compressa: bufala o complotto?

di Jacopo Lazzaro

Interrompendo momentaneamente gli articoli sulle action cam, dalla redazione arriva l'esigenza di presentare un argomento particolarmente interessante.

E' dai primi anni 2000 che si parla di macchine ad aria compressa, principalmente sotto il nome Eolo. Ed è dal 2006 che secondo le parole dell'ideatore Cyril Guy Nègre, sarebbero state prodotte e messe in vendita a prezzi competitivi (si parla di un range di 3500-7000 euro in base al modello richiesto).

 

Ma il vantaggio di queste auto non è certo il costo contenuto del veicolo, quanto piuttosto il costo del carburante, pari a 77 centesimi per un pieno d'aria compressa presso distributori attrezzati, e soprattutto il grado d'emissioni, equiparabile a 0.

Con un'autonomia di 100-200 chilometri, caratterizzati dalla velocità massima di 80-110 Km/ora – anche qui dipende dal modello acquistato – avrebbero cambiato completamente la situazione climatica ed ambientale moderna.

Data poi l'esigua potenza del motore, persino un patentino per motociclo avrebbe permesso l'utilizzo delle fasce più basse di questi veicoli, limitandone però l'accesso su strade extraurbane principali e secondarie

Avete capito bene, un veicolo rivoluzionario. Ma perchè, ad oggi, nessun aggiornamento ufficiale riguardo la vendita di questi mezzi?

Semplice: non sono mai entrati nemmeno in produzione. Dopo un continuo procrastinare (la data di messa in vendita è stata posticipata prima al 2009, poi al 2014) e la contemporanea assunzione di dipendenti per le sedi produttive, il progetto è entrato inizialmente in fase dormiente per poi spegnersi completamente, lasciando quasi un centinaio di operai in cassa integrazione.

C'è chi sostiene che la tecnologia non fosse ancora pronta: prove su strada di terze parti, o chi aveva acquistato il prototipo, dimostravano un'autonomia di neanche un chilometro. Al raggiungimento di questa distanza, infatti, il motore finiva per spegnersi ed arrestare il veicolo irreversibilmente, costringendo ad effettuare un ulteriore pieno.

Altre fonti invece appoggiano la teoria del complotto e della manomissione: sicuramente le compagnie petrolifere avrebbero avuto profitto nell'affossare questo progetto, ma la sicurezza non è mai troppa. In assenza di prove, è inutile puntare il dito, la verità è una sola: il progetto Eolo, nel 2014, è morto.

Si affaccia quasi subito una nuova alternativa, però: Cyril Guy Nègre se ne esce con una startup identica, solo cambiandole nome: Airpod.

Dotate delle identiche caratteristiche tecniche delle auto Eolo, le macchine Airpod sarebbero diventate la risposta italiana ai veicoli green.

In progetto, infatti, è l'apertura in Sardegna di una sede produttiva che sforni una quantità di veicoli sufficiente da mettere in vendita entro l'estate 2016.

Non ci resta che aspettare, e vedere evolversi la situazione.

Da Ascolto e Azione è tutto, restate collegati per ulteriori aggiornamenti sulla tecnologia e progresso.

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